costruiamo insieme
il socialismo municipale
Vogliamo una Milano dove chi lavora, studia, fa impresa e cresce i propri figli possa permettersi di vivere e realizzare le proprie aspirazioni.
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Milano è la città più ricca d'Italia e sta diventando la città dove è più difficile vivere. Per anni ci hanno raccontato che il successo si misura dai capitali, dai grattacieli, dai grandi eventi, dai turisti. Lo hanno chiamato “attrattività”. Ma che senso ha una città che attrae tutto tranne la possibilità di viverci? Che senso ha una città sempre più ricca, se chi la manda avanti ogni giorno non riesce più a pagare l’affitto, comprare una casa e metter su famiglia?
Milano non è diventata così per caso: il mito della città attrattiva ha generato una città escludente. Ma dietro uno stipendio che non basta non c'è il destino: c'è un modello di sviluppo da cambiare. E per farlo serve dire con onestà e coraggio da che parte stare. Questa per noi è la politica, quella vera. E noi abbiamo scelto.
Stiamo dalla parte di chi tiene in piedi questa città: chi insegna in una scuola, pulisce le strade, cura un paziente, progetta un software, gestisce un negozio, studia, crea arte e cultura. Stiamo dalla parte di chi lavora e ha tutto il diritto di vivere dignitosamente, perché la Costituzione dice che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. Sul lavoro, non sulla rendita; sull'opportunità, non sul privilegio. Il nostro progetto ha un nome: socialismo municipale. Ci dicono che queste sono parole vecchie. Lo sono. Come l'acqua pubblica, le case popolari, i tram. Sono le cose che hanno fatto grande Milano prima che qualcuno decidesse di metterla in vendita.
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Una città che espelle i suoi abitanti non si cambia con gli slogan. Si cambia con alcune scelte chiare.
Casa. Più edilizia pubblica e convenzionata, più residenze per studenti a costi accessibili, più azioni per rendere sostenibili gli affitti. L'urbanistica torna a deciderla la città nell’interesse di chi la vive, non di chi ha i capitali per comprarla.
Lavoro e salari. Salario giusto negli appalti comunali: chi lavora per Milano deve poter vivere a Milano. Il Comune dia l'esempio che chiede agli altri.
Costo della vita. Tariffe dei servizi e dei trasporti commisurate alla reale capacità economica. Una città più equa non chiede gli stessi sacrifici a chi ha moltissimo e a chi ha poco.
Quartieri e periferie. Ogni quartiere conta quanto il centro. Le energie di associazioni, comitati e realtà civiche devono uscire dai margini ed entrare nei processi decisionali.
Democrazia. Municipi più forti, Consiglio comunale più rispettato, referendum sulle grandi trasformazioni urbane. Mai più decisioni calate dall'alto. Mai più San Siro.
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Sappiamo che la lotta è impari. Dall'altra parte ci sono i soldi, i giornali, la rendita. Dalla nostra ci sono le persone, i quartieri, l'idea che occorra far ripartire l'ascensore sociale — che la città debba essere di chi ci vive, non di chi ci investe per speculare. Ogni volta che il cambiamento è sembrato impossibile, c'è stata una città pronta a dimostrare il contrario. Milano lo ha già fatto: è da qui che sono partite le stagioni migliori di questo Paese. Può farlo ancora.
Tocca a noi.
La Rivoluzione di Milano non è di un candidato: è di una città. Condividila e portala nel tuo quartiere, perché è così che vinceremo. Milano si riprende Milano